mercoledì 7 agosto 2013

La perfezione del pignolo, secondo la Ragione e secondo i Sensi

Il dizionario di lingua italiana "Treccani" così definisce il termine pignolo: persona eccessivamente pedante e meticolosa.
Cosa potrà mai interessare al sottoscritto di questa locuzione, che costituisce solo uno dei circa 260.000 lemmi che costituiscono la lingua italiana? Ebbene, sono gli eccessivi episodi in cui il sottoscritto viene bollato con questo aggettivo, che mi spingono a fare una riflessione al riguardo!
Si sa che le parole possono essere fuorvianti, a seconda del modo e del contesto in cui vengono pronunciate o scritte. Nel contesto, le parole che di sopra ho evidenziato non mi suggeriscono nulla di positivo.
Tanto per non uscire dal tema, sottolineo che:
Pedante: colui che pone una cura eccessivamente minuziosa ed inutile in qualsiasi cosa faccia;
Meticoloso: soggetto che mostra maniacale precisione nelle sue cose.
Ora, per quanto il termine sia passibile di una vastissima interpretazione da parte degli auditori, colgo una negatività di fondo che, a mio avviso, poco si addice a questo lemma.
Il sommo grado di perfezione di fronte al quale possiamo assistere è il Creato, il sommo prodotto della Natura e delle sue eterne leggi universali. Noi, da creature da Lei privilegiati, nel nostro spirito di adattamento al mondo in cui viviamo dobbiamo esserne altresì all'altezza, cercando di trarre ispirazione da questa perfezione; così articola i suoi pensieri un uomo guidato dalla Ragione, pur senza nulla togliere ai nostri Sensi, eterno motore del nostro esistere e del nostro interagire col Creato ed i suoi prodotti.
Forse che il mio essere pignolo sia un tentativo di avere un semplice assaggio di questa perfezione? Come detto testé, il che è del tutto apprezzabile, ove prevale la Ragione!
Forse che il mio sia solo un modo per avere occasione di essere al centro dell'attenzione? Anche in tale fattispecie si seguirebbe quanto dettato dai Sensi, che sanciscono l'ancestrale egoismo dell'uomo, centro indiscusso del proprio universo.
Persistete dunque a credere che l'aggettivo "pignolo" sia ancora un attributo negativo, oppure ora ne constatate la reale nobiltà di scopo? Mi auguro di averVi condotto nel sentiero opportuno.
Indi per cui, misuriamo le parole prima di sfoggiarne la portata, perché potrebbero rivoltarvisi contro.

A. G.

9 commenti:

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  2. Ti ringrazio della citazione (per inciso, di chi è?) che sussume in poche righe quanto io ho scritto in un intero intervento.
    Quanto alla curiosità come ricerca di Conoscenza, toglierei quel "forse" poiché la curiosità come uscire dalla consuetudine ed ampliare le proprie vedute è un rimando implicito alla suddetta ricerca.
    Che senso ha esistere e rimanere confinati nel proprio Io quanto il nostro Es presuppone l'apertura completa verso il Creato? Mi rammarica constatare quanti esseri umani vivano entro questi schemi vuoti e riduttivi; è come acquistare una Lamborghini e non superare mai i 30 km/h.

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    1. Constato, osservo e concordo con quanto dici!
      Mi rammarico di avere scarse conoscenze del lascito di Pasolini, finora l'ho limitata alla visione della pellicola "Salò o le 120 giornate di Sodoma", come confronto con l'omonima opera scritta dal Marquis de Sade, che considero il vate e la chiave della mia apertura al mondo:

      "Non c'è Dio, la Natura è sufficiente a se stessa; in nessuna guisa ha essa bisogno di un autore."

      Pensavo giusto l'altro dì, non appena avrò finito le Mémoires di G. Casanova, di procurarmi le Poesie di PPP; se hai da qualche altro da consigliarmi, non dubito che mi consiglierai bene!

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    3. Comincerò con gli Scritti Corsari; di Byron ho letto qualche poesia, ma ho sempre preferito P. B. Shelley (considero "Ozymandias" una delle poesie più belle in madrelingua inglese, vista la mia immane passione per l'antico Egitto); Castaneda lo conosco solo di nome, quanto ad Hesse finalmente qualcuno che non mi tira fuori il Siddharta.
      Non mancherò di condividere una recensione.
      Io di autori vortico da un genere all'altro: oltre all'opera omnia di Sade, ho intrapreso letture di Freud, Nietzsche, Schopenhauer (le sue "Arti di ..." sono tra le letture più piacevoli mai fatte), Kierkegaard, Sacher-Masoch, Kafka (l'ho trovato impegnativo, ma è riduttivo leggere solo il classico racconto de "La Metamorfosi" quando ce ne sono molti altri come "Il Processo"), un salto indietro di secoli con l'Epistolario di Abelardo ed Eloisa per passare a classici come Goethe, Foscolo, Leopardi, D'Annunzio, .....
      Qui non finisco più, meglio che mi fermi! :)

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    5. Indiscussi uomini immortali.
      Mi stupisco che tu non abbia (e nemmeno io) citato il sommo Dante :)
      Ma no, perché considerarle "solite letture propugnate in ambito liceale"? Al liceo ci è stata consigliata la lettura dell' "Ethica O.G.D." di Spinoza e credo di essere uno dei pochi che l'abbiano letta, della classe; eppure, seppur propugnata al liceo, non è da considerarsi alla stregua di una "solita lettura"; dopotutto, la lettura è una somma arte alla quale tutti sono innatamente predisposti, ma se non la si coltiva fin da piccoli è difficile conservarla in futuro.
      Beh debbo dire che il Decadentismo per me è stato la chiave di volta del mio pensiero: autori come Sade mi hanno insegnato che è sciocco credere nel sovrannaturale e nei suoi interventi "terreni", ma che il mondo è tutto ciò che è visibile; autori come Goethe e Foscolo (in primis tramite il Werther e l'Ortis) mi hanno insegnato che l'anima è insita in ogni essere vivente, che può trasformare le pulsioni istintuali in pulsioni amorose in guisa quasi identica; D'Annunzio mi ha insegnato i dilemmi della vita alla quale dovremmo essere abituati al più presto per saperli affrontare al meglio. Ok, ora il feticista sono io, eppure non constato il degenerio in cui potresti piombare; così come hai fatto con PPP, è giusto manifestare il pensiero (proprio e degli autori testé citati) e cosa ti spinge ad "adorarli" (noto che fai ampio abuso di questo termine)! :)
      Il viaggio in Egitto rimane il mio sogno nel cassetto, civiltà illuminante e quasi illuminata.

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