martedì 8 ottobre 2013

L'astuzia dell'accattonaggio.

Li vediamo camminare per le strade, seduti sui marciapiedi, nei corridoi dei treni a distribuire bigliettini ricolmi di preghiere e di errori ortografici, coi loro abiti consumati e con lo stesso viso contrito in cerca di un benché minimo segno di considerazione.
Ecco la classe dei mendicanti, dei cosiddetti "barboni", i dediti all'accattonaggio ed all'elemosina. Ma chi sono davvero costoro? Nulla di che, solo la classe di persone più furbe sulla faccia della Terra, coloro che sanno buggerare il prossimo a livelli stratosferici ed umiliarlo al di sopra di ogni immaginazione. Seguitemi e capirete perché.
L'ennesimo, patetico insegnamento inculcatoci dalle Sacre Scritture è la solidarietà, a donare agli altri il proprio superfluo, ed essere grati agli occhi del bisognoso e meritevoli della vita eterna agli occhi di Dio; e qual'è la realtà invece? Il "bisognoso" ride della nostra stupidità, e siamo meritevoli solamente di pubblico scherno per un cotale abbassamento a tali stupidi principi.
Se la razza umana abbandonasse le stupide congetture basate su aiutare i bisognosi, pensate forse che i mendicanti continuerebbero ad infestare le nostre strade od a trapanarci le orecchie con le loro preghiere di misericordia? Certamente no, quando la fiera della cuccagna chiude i battenti si va a cercar ristoro in altri pascoli.
E non sia mai che imparino a badare a se stessi, a farsi strada nella vita con l'astuzia così argutamente sfruttata durante la sopravvivenza. La scaltrezza è dono raro ed apprezzato per perseguire i propri obiettivi, e chi l'ha esercitata in tal guisa (ma senza dubbio agevolato dalla diffusione delle stolte nozioni di "solidarietà" ed "elemosina") avrebbe sicuramente non molti problemi a perseguire scopi più alti che raccattare qualche monetina dalla vecchietta timorata di Dio appena uscita dalla messa delle 6 del mattino.
Da cosa sorge questo mio intervento odierno? Dalle ripetute lamentele che mi capita sovente sentir declamare sulla presenza di questi geni del male che circolano ed intralciano la nostra routine. Volete che spariscano? Evitate di far sparire le vostri mani nelle tasche o nei portafogli per mettervi in ridicolo di fronte a loro e di fronte alla vostra essenza naturale, liquidateli in fretta e furia e lasciate che siano qualcun altro a mettersi in ridicolo ed a rinnegare la propria natura.

A. G.

domenica 8 settembre 2013

La condanna del mancinismo.

La mano dei rovesciati, la mano sbagliata, la mano impura riservata alla pulizia delle pudenda nella tradizione musulmana.
Ebbene sì, le credenze e superstizioni di stampo religioso-etico persistono a minare il nostro percorso di vita, ma stavolta colpiscono in maniera ancora più profonda il genere umano, condannando coloro che per natura sono predisposti ad utilizzare il lato sinistro del proprio corpo per interagire nella quotidianità. E sento la necessità di dedicare un intervento a quelle persone "speciali" chiamate spregiativamente "mancini" o "sinistri", essendo anch'io uno di costoro.
La condanna è stata incalzante nei tempi antecedenti ai nostri, e per fortuna la Ragione si è diffusa a macchia d'olio preservando molti soggetti dalla rovina; ma essa continua a sopravvivere anche odiernamente, dove talune famiglie bigotte e sprovvedute, convinte della sinistra nomea che aleggia intorno ai mancini, costringono letteralmente i propri pargoli ad utilizzare la mano destra nel momento in cui imparano a manifestare le idee proprie ed altrui attraverso la scrittura. In che modo? Legando la mano sinistra ed impedendone l'uso (consentendomi un cenno autobiografico, rammento che ciò avvenne anche a me, ma più i miei genitori insistevano a farmi usare la destra, più io utilizzavo la sinistra, finché alla fine non vinsi questo primo duello con le malefiche credenze che persistono a far sentire la loro voce). E questo perché? Per due ragioni, a mio parere: per la scarsa diffusione delle persone mancine (come se costituisse un elemento di infamia o di biasimo del quale bisogna disfarsene a tutti i costi) ed ovviamente le sopracitate credenze di derivazione sacra, che etichettano la mano sinistra come "la mano del diavolo", basti pensare ai grandi iconografi del passato che rappresentavano Satana come creatura dotata di 2 mani sinistre, non speculari. E non sia mai che i nostri figli abbiano una caratteristica così dissacrante e dissacratoria!
Chi sono costoro per interferire con la natura del frutto da loro concepito? Chi sono costoro per imporre in tal guisa un'usanza dettata da stupide superstizioni andando a menomare l'indole ed il comportamento della povera vittima? Mi sorge spontaneo un paragone con un'altra condanna, ovverosia quella cui sono sottoposti i neonati che, a 2 mesi dalla loro venuta al mondo, si ritrovano la fronte cosparsa di acqua santa ed iscritti come fedeli di una setta della quale loro non sanno né i principi né i fini.
Come la Natura punisce coloro che badano a codeste sciocchezze? Sconvolgendo la mente della vittima, sconquassandone la vita ed il suo inserimento nel mondo. E lo stesso mondo dove noi andremo ad abitare ci è ostile, realizzando suppellettili e strumenti predisposti ad un uso prevalentemente destrorso (dalle comuni forbici a strumenti musicali come la chitarra); ma le nostre capacità di manipolazione del Creato ci consentono di crearci da soli ciò di cui abbiamo bisogno in ragione della nostra natura e delle nostre interazioni col mondo.
La condanna non si limita alle costrizioni da parte di coloro contro i quali non possiamo ribellarci, ma anche da parte dei lemmi di cui si fa utilizzo nelle consuete conversazioni, dove per alludere ad incidenti automobilistici si parla spesso di sinistri, senza contare l'utilizzo dell'aggettivo sinistro per indicare un che di funesto, di cattivo augurio. Ecco come le usanze penetrano nella mentalità degli esseri umani, discriminando fino a questo punto i loro simili per una normale caratteristica fisico-psichica condannata dalle suddette usanze. Voi che ancora vi ostinate a seguire le mode e le usanze della vostra laida Chiesa, preferite assicurarvi l'entrata in Paradiso (correreste il rischio, poi, di ritrovarvi con un pugno di mosche?) o condannare la vostra creatura ad uno scarso inserimento nel mondo cagionato dal vostro sacro proposito?
Siate fieri di quel che la Natura ci dona ogni giorno, e più questa caratteristica è rara, più siatene fieri.
Le innumerevoli qualità di cui sono dotati i mancini li hanno resi celebri nel bene o nel male quasi più dei destrorsi, basti pensare a personalità quali Napoleone Bonaparte, Wolfgang Amadeus Mozart, Leonardo da Vinci (che nel suo genio sapeva usare entrambe le mani a seconda dell'intento), Franz Kafka, Albert Einstein. E anche per i mancini che della notorietà e della grandezza non sanno che farsene, le grandi doti sono inserite innatamente all'interno della loro anima, per far sì che si concretizzino nella Ratio delle loro azioni, purché sia data loro possibilità di emergere dal vuoto e dalla bonaccia della Psiche. E come si può ancora avere biasimo di questa grande qualità che fa emergere i migliori tra i più grandi della storia del mondo?
Altro vantaggio a favore dei mancini è la loro stessa scarsa diffusione, cosicché in talune discipline od arti i mancini prevalgono sui destrorsi, dallo sport alla pittura, dai videogiochi alla scultura.
Non compromettete l'esistenza delle generazioni successive alle vostre per far sopravvivere le precedenti generazioni, fallaci ed arcaiche. Sono sopravvissute fin troppo ed hanno devastato l'esistenza di troppi esseri umani perché meritino ancora di essere prese in considerazione.

A. G.

domenica 11 agosto 2013

Vana fidei spes.

"La vana speranza della fede", così ho scelto di intitolare l'intervento odierno; come ogni mia riflessione che pubblico su questo muro da imbrattare di parole e pensieri, l'idea sorge da un osservazione su ciò che la vita presenta ogni giorno ai miei occhi ed al mio intelletto.
Mi lascia sempre stupito constatare quanto il Cristianesimo sia radicato in molte culture e linee di pensiero perse nei secoli che ancora splendono sotto il sole. E ciò mi spinge ad affrontare un argomento che da molti può considerarsi spinoso, soggettivo e miscredente, ma giammai un ragionamento od una riflessione potrà mai essere bollata d'infamia in questa maniera, qualunque sia l'argomento, purché la logica sia il fondamento di questo edificio razionale.
Sono sempre stato amante delle "Sacre" Scritture, che possiedono un innegabile fascino per il contesto in cui sono inserito, per i loro protagonisti e per le vicende ivi narrate, e sarebbe sciocco negare che anche da esse siano estrapolabili stili di vita retti e volti al buon (soprav)vivere nel mondo. Ma come dice il nome stesso, sono Scritture (non è la sede idonea per discutere della loro sacralità, termine-chiave per ogni cosa inerente al Cristianesimo, neanche fosse un marchio di fabbrica), racconti tramandati e poi raccolti in questi βιβλία, dunque concepiti dall'intelletto umano che possiede la magnifica capacità di poter concepire una quantità pressoché infinita di concetti, idee e nozioni. E perché non inventarsi un mondo ove tutto il Creato si ritrova sottomesso ad un'altra divinità, spodestando l'ordo naturalis e facendolo usurpare da questa nuova e "benevola" divinità? Idea audace, innovativa quanto volete, ma fin troppo bonista, illusoria e soprattutto contraria alla nostra natura!
Di tutte le correnti che sono affiorate dall'alba dei tempi, quella religiosa possiede la malefica caratteristica di assoggettare le menti dei suoi fedeli, arrivando anche a dettare leggi su come bisogna comportarsi per essere buoni fedeli (vedasi i Dieci Comandamenti); perché l'uomo, creato libero e superiore a tutti gli altri esseri, deve ridursi ad agnello e sostituire la propria libertà con l'assoggettamento ad una "fede"? Perché deve rinunciare alla possibilità di disporre liberamente della propria esistenza facendo decidere ad altri uomini come egli debba vivere? Perché l'uomo non dovrebbe desiderare la donna d'altri, se i suoi Sensi subito trasalgono alla vista di una donna che, per formalità quali matrimonio o fidanzamento, "apparterrebbe" ad altro uomo? Perché l'uomo non dovrebbe uccidere un altro uomo, se quest'ultimo gli ha rivolto un torto tale da destare nell'offeso il Senso di vendetta e di eliminazione nei confronti dell'offendente? Ricordatevi, voi tutti: siate voi i padroni della vostra vita, non permettete a nessuno di dettar regole su come dobbiate vivere, non gettate al vento la libertà innata che la Natura ha donato al genere umano, e per cosa poi? Per ritrovarvi incatenati a delle regole contrarie alla nostra stessa attitudine!
E allora cosa impedisce alla religione di essere sepolta dall'egoismo dell'uomo, e riportare lo stato vigente prima della sua comparsa? I suoi principi volti a preporre il prossimo a noi stessi (biasimabili al massimo per essere diametralmente opposti alla nostra natura) sono accolti dalle persone che, di fronte alle angherie a cui il mondo è naturalmente destinato, cercano un appoggio stabile e che dia una visione positiva a questo inferno quotidiano; e senza riserve è forse il metodo più efficace di fuggire dalla realtà, il modo migliore per nascondervi dietro un dito!
Perché vi rifiutate di vivere le giornate con spirito spietato ed egoista, che sarebbe in grado di temprare la vostra forza d'animo e rendervi via via più imperturbabili di fronte a tutti gli eventi che vi saranno serviti nella mensa dell'esistenza in forma di pietanza avvelenata? Più sarete crudeli nell'affrontare la vita, tanto più immuni sarete al veleno. 
Prendiamo come esempio le persone c.d. pessimiste, che vengono assai biasimate per la loro visione negativa. Suvvia, ragioniamo: come reagirebbe una persona ottimista di fronte ad un determinato evento, e come invece una persona pessimista?
Una persona ottimista cerca di aspettarsi sempre il meglio da un determinato evento; se l'evento si realizza, esso potrà essere o all'altezza delle aspettative ovvero superiore ad esse (in tal caso, che soddisfazione potrà trarsi da un evento che, dentro di sé, ci si aspettava che si sarebbe verificato?), oppure inferiore alle aspettative (in tal caso è indubbia l'amarezza che scaturirà nel povero ottimista).
La prospettiva che si presta al pessimista sarà positivamente inversa: se l'evento che si realizza sarà superiore ovvero all'altezza delle aspettative, il pessimista sarà assai soddisfatto del risultato, molto più di quanto potrebbe mai esserlo l'ottimista; qualora, invece, l'evento sia inferiore alle aspettative, il pessimista accuserà meglio il colpo per aver precedentemente previsto la possibilità che il risultato non sarebbe stato all'altezza delle aspettative.
La bontà può essere utile nell'interazione tra esseri viventi (un medesimo interesse è più facile da raggiungere, quanti più sono ad inseguirlo), ma è maggiormente atta a presentare le terga agli assalti sodomitici della vita, che invero non vi saranno risparmiati per la vostra presunta rettitudine.
E come la religione "compra" i suoi fedeli facendoli abboccare come tanti pesci ad un unico, micidiale amo? Ovvio, con la vita eterna! Sciocca vana aspettativa degli umani, titanica violazione delle leggi naturali, se mai ci sarà concesso di bere da questo agognato elisir (talmente agognato da spingerci a perdere il nostro libero arbitrio e sacrificarlo ad un'essere la cui esistenza e bontà è più che discutibile), sarà grazie ai mezzi donatici dalla Natura ed all'intelletto umano tendente ad infinito, non di certo come premio per una condotta anti-naturale!
Non dimentichiamo, infatti, che noi tutti stiamo morendo, è questione di istanti prima che un cuore pulsante si riduca ad un putrido ammasso organico in decomposizione, siamo tutti inesorabilmente diretti a questa destinazione finale, alla quale potremmo arrivare tra anni così come domani. Ciò non dovrebbe farci aprire gli occhi e spronarci a fare ciò che più desideriamo prima che sia troppo tardi?

A. G.

giovedì 8 agosto 2013

Ode ai libertini

Oggi mi ritrovavo a sfogliare "La Filosofia nel boudoir" scritto dal divino Marchese de Sade, da considerarsi quasi il "libretto d'istruzioni dell'esistenza", ed ogni volta come fosse la prima balza ai miei occhi una degli asserti più profondi e intimidatori della storia della letteratura, che sento la necessità di condividere con Voi. Ecco a voi l'incipit dell'opera, il messaggio dell'Autore al suo pubblico:


AI LIBERTINI

Voluttuosi di ogni età e sesso, dedico quest'opera a voi soli: nutritevi dei suoi principi, favoriranno le vostre passioni! E le passioni, verso le quali certi freddi e piatti moralisti v'incutono terrore, sono in realtà gli unici mezzi che la natura mette a disposizione dell'uomo per raggiungere quanto essa si attende da lui. Obbedite soltanto a queste deliziose passioni! Vi condurranno senza dubbio alla felicità. Donne lascive, la voluttuosa Saint-Ange sia il vostro modello! Secondo il suo esempio disprezzate tutto ciò che è contrario alle leggi divine del piacere che l'avvinsero per tutta la vita. 
Fanciulle rimaste troppo a lungo legate ad assurdi e pericolosi vincoli d'una virtù fantasiosa e di una religione disgustante, imitate l'appassionata Eugénie! Distruggete, calpestate e con la stessa rapidità, tutti i ridicoli precetti che vi hanno inculcato genitori imbecilli!
E voi, amabili dissoluti, voi che fin dalla giovinezza avete come unici freni i vostri stessi desideri e come uniche leggi i vostri stessi capricci, prendete a modello il cinico Dolmancé! Spingetevi agli estremi come lui se, come lui, volete percorrere tutti i sentieri in fiore che la lascivia aprirà al vostro passaggio! Convincetevi, alla sua scuola, che solo ampliando la sfera dei piaceri e delle fantasie, solo sacrificando tutto alla voluttà, quell'infelice individuo conosciuto sotto il nome di uomo, scaraventato suo malgrado in questo triste universo, potrà riuscire a spargere qualche rosa tra le spine della vita.

D. A. F. de Sade [1740 - 1814]

Mi sono permesso di evidenziare i tratti che, della suddetta ode, costituiscono i tratti più salienti del messaggio che l'Autore vuole lasciarci.
Dunque la Natura si aspetta qualcosa da noi, invitandoci a disporre delle passioni da Lei donateci (che altro non sono che i Sensi a cui alludo spesso nei miei precedenti interventi) come unico mezzo per raggiungere questo fantomatico obiettivo. E quale sarebbe questo obiettivo? A mio avviso il nostro semplice obiettivo è sfruttare tutti i doni che la Natura ci ha concesso, dal primo all'ultimo, dalla capacità di manipolare il Creato a nostro vantaggio alla possibilità di estendere il nostro intelletto a dismisura, dispensando le nostre conoscenze come fossero beni superflui dei quali non ci turba il pensiero di condividerli con chicchessia; quale miglior modo, infatti, di dimostrare la nobiltà del proprio aureo stampo se non rendendoci necessari per il prossimo affinché una nozione a noi nota diventi tale anche per colui che, per diversa estensione d'intelletto (magari minata da stupidi preconcetti assunti per luogo comune oppure soffocati dai concetti dettati dall'etica e dalla morale), non hanno la nostra flessibilità nel raggiungere determinati asserti?
Non dobbiamo dimenticare poi che tutti gli esseri viventi sono mossi dal vento della Passione, dei Sensi, dell'Istinto, l'ancestrale richiamo allo stato puro ed incontaminato del Creato. Da questa tempesta sono trascinati Paolo e Francesca nel II cerchio dell'Inferno, ed anziché essere ivi confinata dovrebbe soffiare in tutto il Creato, condurre le nostre esistenze poiché insita nella natura del genere animale al quale noi stessi apparteniamo.
Che altro aggiungere, invece, sul disprezzo di tutto ciò che è contrario alle leggi divine del piacere (rammentiamo che il Marchese, nel suo sfrenato ateismo a cui tutti dovrebbero ispirarsi, conferisce il titolo di divus al suo precedente originario destinatario)? Ritengo che sia l'argomento a me più caro e sul quale sono intervenuto assai tanto che provo a convincermi che il messaggio sia penetrato a sufficienza; per ulteriori dettagli, le mie precedenti dissertazioni forniscono messaggi più profondi e dettagliati, per cui invito alla loro consultazione.
Ma è l'inciso conclusivo che sussume il lascito del Marchese: colui che si sforza a non dedicare neanche un'istante alle scelte dettate dalle Passioni rimarrà isolato come un naufrago su quel granello di sabbia facente parte dell'immenso litorale che la Natura ci ha lasciato; chi vive in tal guisa commetterebbe il medesimo errore di colui che decide di acquistare un'autovettura da corsa per poi non superare mai i 30 km/h.
Seppelliamo le chimeriche spine della condotta etico-morale, lasciamoci cospargere di petali di rosa dai nostri Sensi, e che la vita sia sempre un'occasione da cui trarre vantaggi e giammai rimorsi nel momento della dipartita.

A. G.

mercoledì 7 agosto 2013

Non abbiate pietà!

Oggi tenterò di conciliare il mio persistente desiderio di gettare al di fuori del mio intelletto ciò che più mi aggrada con l'accidia che nella giornata di oggi mi attanaglia più del solito; ma rendiamo grazie ai moti della Ragione che non si usurano e non si stancano mai di muovere i nostri pensieri.
Oggi voglio condividere con voi un estratto del "testo" (non oso definirlo né libro né racconto né romanzo, giacché trattasi di una bozza che vedrà il sole con le stesse probabilità con cui non lo vedrà mai) in fase di stesura già da un anno, mio specchio introspettivo sulle mie considerazioni degli elementi accidentali del Creato. Che pensare dunque de Pietade?

La pietà è la più inutile delle Virtù in cui ci si possa imbattere: in un mondo dove la legge del più forte domina sovrana, non c’è posto per la virtù, ed il solo sperare ed invocare l’applicazione di essa ti fa cadere in un fallo tale da renderti ancor più indegno di riceverla. E che dire in un mondo regolato e sottoposto ai limiti della legge? Coloro che propongono ed approvano le leggi restano comunque esseri umani figli della Natura, coi propri interessi da difendere e proposte sfavorevoli da insabbiare, e quanti più saranno agevolati dalla riforma, tanto maggiore sarà la probabilità che essa venga adottata… anziché la legge del più forte, ivi domina la legge dei più forti.

Difficile essere il giudice di se stessi, ma mi illudo che i concetti siano concepibili come veritieri e, seppur spietati, condotti dalla Ragione.
La pietà in un mondo egoista per natura è come l'agnello nel branco di lupe affamate, è come il pesce che non è riuscito a sfuggire alla marea e si ritrova così a boccheggiare sulla spiaggia e prossimo ormai alla morte; inesorabilmente calpestata, derisa e flagellata, in guisa del Cristo sulla colonna del Praetorium.
A che obiettivo mirate persistendo a fare agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi? Non potete neanche pensare di intromettervi nei pensieri e nelle intenzioni di chi vi trovate di fronte (già l'introspezione è una guerra che di sé è arduo condurre, se proviamo addirittura ad avventurarci nell'estrospezione, o abbiamo molto tempo da perdere o poco cervello da applicare.
Mirate al seggio nel "Regno dei Cieli"? Mirate a sfuggire al ghiaccio di Cocito od alle fiamme di Dite? Per dovervi poi pentire di aver vissuto secondo chimere e non secondo voi stessi?
L'avviso che voglio donarvi oggi è: vivete per voi stessi, dedicate il vostro tempo a ciò che vi rende più soddisfatti e legati alla vostra vita, non sprecate tempo per quelle "comparse" destinate a comparire per poi svanire come un fuoco pirotecnico. Sic et simpliciter, non abbiate pietà.

A. G.

La perfezione del pignolo, secondo la Ragione e secondo i Sensi

Il dizionario di lingua italiana "Treccani" così definisce il termine pignolo: persona eccessivamente pedante e meticolosa.
Cosa potrà mai interessare al sottoscritto di questa locuzione, che costituisce solo uno dei circa 260.000 lemmi che costituiscono la lingua italiana? Ebbene, sono gli eccessivi episodi in cui il sottoscritto viene bollato con questo aggettivo, che mi spingono a fare una riflessione al riguardo!
Si sa che le parole possono essere fuorvianti, a seconda del modo e del contesto in cui vengono pronunciate o scritte. Nel contesto, le parole che di sopra ho evidenziato non mi suggeriscono nulla di positivo.
Tanto per non uscire dal tema, sottolineo che:
Pedante: colui che pone una cura eccessivamente minuziosa ed inutile in qualsiasi cosa faccia;
Meticoloso: soggetto che mostra maniacale precisione nelle sue cose.
Ora, per quanto il termine sia passibile di una vastissima interpretazione da parte degli auditori, colgo una negatività di fondo che, a mio avviso, poco si addice a questo lemma.
Il sommo grado di perfezione di fronte al quale possiamo assistere è il Creato, il sommo prodotto della Natura e delle sue eterne leggi universali. Noi, da creature da Lei privilegiati, nel nostro spirito di adattamento al mondo in cui viviamo dobbiamo esserne altresì all'altezza, cercando di trarre ispirazione da questa perfezione; così articola i suoi pensieri un uomo guidato dalla Ragione, pur senza nulla togliere ai nostri Sensi, eterno motore del nostro esistere e del nostro interagire col Creato ed i suoi prodotti.
Forse che il mio essere pignolo sia un tentativo di avere un semplice assaggio di questa perfezione? Come detto testé, il che è del tutto apprezzabile, ove prevale la Ragione!
Forse che il mio sia solo un modo per avere occasione di essere al centro dell'attenzione? Anche in tale fattispecie si seguirebbe quanto dettato dai Sensi, che sanciscono l'ancestrale egoismo dell'uomo, centro indiscusso del proprio universo.
Persistete dunque a credere che l'aggettivo "pignolo" sia ancora un attributo negativo, oppure ora ne constatate la reale nobiltà di scopo? Mi auguro di averVi condotto nel sentiero opportuno.
Indi per cui, misuriamo le parole prima di sfoggiarne la portata, perché potrebbero rivoltarvisi contro.

A. G.

sabato 3 agosto 2013

Efferata (in)giustizia!

Scrivo questo blog ascoltando "Chi ha paura della notte" della Premiata Forneria Marconi aka PFM, e curiosamente mi sorge il disio di condividere con Voi un pensiero che da un po' mi rimbalza nella testa in ragione degli ultimi avvenimenti di cronaca inerenti ad una, così detta, "riforma della giustizia".
La razza umana ha ricevuto dalla Natura il privilegio e l'onore di avere i mezzi necessari per aver modo di ergersi a despota del resto del Creato, ma la bramosia di esercitare questa tirannia è tale da averci spinti a voler controllare anche i nostri simili. Ecco il principio da cui nascono gli ordinamenti statali che da secoli regolano il vivere dell'uomo.
Odiernamente, la maggior parte dei modelli di Stato regola il proprio vivere nella guisa ideata da Montesquieu nel libro IX de "L'esprit des lois", siano essi separati od uniti sotto un unico designato: un sistema legislativo che aggiorni le regole precedentemente in vigore (in tal modo surclassando la somma legge ancestrale costruita ed indefettibilmente attuata tutt'oggi dalla Natura); un sistema esecutivo che coadiuvi il precedente potere nella produzione delle nuove norme; un sistema giudiziario all'uopo di giudicare e sanzionare i trasgressori delle suddette regole.
Quest'ultimo è forse il potere più pericoloso che mai si potrebbe attribuire a chicchessia. Constaterete anche voi di quanto la locuzione "Giustizia", con la lettera maiuscola, sia paragonabile un delitto di "lesa maestà" nei confronti di Colei che ci ha dato facoltà di brandire questa spada. Quale uomo può ritenersi così superiore da decidere come disporre dell'esistenza di un suo simile, privandolo della libertà od addirittura della vita? La Giustizia non esiste e mai esisterà, esiste la "giustizia" applicata dagli uomini a scapito degli uomini. E poiché nessuno potrà mai applicare la vera Giustizia, è inesorabile che sia l'uomo ad addossarsi questo amaro onere, ma il sistema si trova inesorabilmente contaminato dalla natura umana della nostra specie, guidata dall'egoismo, dai Sensi e dagli interessi più disparati.
Baluardi di questa (in)giustizia che graffia gli spiriti, iscuoia ed isquatra (Canto VI, Inferno, Divina Commedia) sono i cosiddetti "codici" che regolano le pene da affibbiare ai rei, tetri manifesti della soggettività dell'uomo che li ha stilati e posti a regolare e confinare le nostre esistenze.
In base a quali ancestrali dettami si è deciso che il delitto di omicidio debba essere punito "con la reclusione non inferiore ad anni ventuno" (art. 575 c.p.)? Nessuna, l'uomo ha stabilito questo limite. Ecco come la legge umana ha infettato la legge naturale, che sancirebbe invero la piena libertà di reazione al fatto. Qualora tu uccidessi mio figlio, come potrei reagire? Potrei uccidere il tuo primogenito, potrei uccidere te o potrei uccidere tutti i tuoi cari lasciandoti solo a pentirti del torto che mi hai fatto. Ma potrei anche sorvolare sull'accaduto od addirittura ringraziarti del favore, giacché mi ritrovavo con un figlio prodigo e scapestrato che, continuando a vivere, mi avrebbe solo portato disgrazie e dispiaceri. Guardate quanto le ali della nostra libertà sono state tarpate da delitti e circostanze.
In base a quali ancestrali dettami si è deciso che il delitto di rapina debba essere punito "con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da €516 a €2.065" (art. 628 c.p.)? Altro storpiamento delle libere leggi della Natura da parte delle arbitrarie scelte umane.
Per concludere, sulle note di "Chanson egocentrique" di Franco Battiato, abbassiamo la fronte di fronte alla triste verità che rende vana la speranza che un giorno tutto il Creato sia regolato dalla Giustizia, ma allo stesso tempo alziamo lo sguardo affinché constatiamo che il potere che taluni uomini "eletti" esercitano non è consono alla loro (anzi, alla nostra) natura, per cui le strade sono due: o abolire definitivamente l'esercizio della giustizia (invitante opzione che ricondurrebbe l'essere umano al medesimo stato col quale è venuto al mondo) od esercitarla col massimo rigore in modo che sia da monito per l'uomo e da punizione per il reo.

A. G.